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Posted on 13 dicembre 2017 · Posted in Aree di ricerca, Progetti di ricerca

La coltivazione di microalghe ad oggi rappresenta uno dei processi di coltivazione maggiormente ecosostenibili e soprattutto “carbon neutral”. Anzi, la coltivazione di microalghe in sistemi aperti (open-pound) o chiusi (fotobioreattori) può essere tranquillamente menzionata come efficace metodo di sequestro della CO2, dal momento che il loro ciclo di crescita richiede l’assorbimento di nutrienti ed anidride carbonica e la produzione di ossigeno come prodotto “di scarto”.

Le microalghe possono essere una valida alternativa agli alimenti tradizionali (alternative foods) anche dal punto di vista quantitativo, dal momento che, in opportune condizioni operative, raddoppiano la loro massa in meno di 24 ore e possono raggiungere contenuti di lipidi o di altri elementi ad alto valore aggiunto (antiossidanti, omega 3, proteine, vitamine) pari all’80% della loro massa secca.

Per queste caratteristiche, le microalghe superano qualsiasi problema di carattere etico, in quanto non entrano in competizione con altre tipologie di coltivazione e possono essere destinate per terreni incoltivabili, contaminati oppure non sufficientemente produttivi. Da non sottovalutare il settore della mangimistica (ad es. quella per pesci) e dei fertilizzanti a partire dalla biomassa residua.

About the Author

Pierpaolo Filippelli, Ingegnere Ambientale. Ha conseguito, presso l'Università della Calabria, la Laurea Magistrale in Ingegneria per l'Ambiente e il Territorio con indirizzo difesa del suolo. Esperienze lavorative e studi sulla smart city, la green economy, la domotica applicata alla sicurezza in-home, la pianificazione del territorio ed il rischio idrogeologico.